De.licio.us Dada
Archivio Novembre 2005

by angelopetrelli

TABULA RASA 04

 

E' uscito il quarto numero di Tabula Rasa (264 pp, 7 euro), rivista dedicata alla nuova scrittura “invisibile” e alla critica letteraria, pubblicata da Besa Editrice. La novità più interessante di questo numero è di certo costituita dalla presenza di realtà che hanno promosso, negli ultimi anni, differenti modi di approccio e relazione nei confronti dell'editoria e della scrittura, da autore a editore e viceversa, letteratura tra editoria digitale e tradizionale, nel segno del copyleft e degli immensi spazi speculativi offerti dalla rete. In questo numero, sono presenti iQuindici, i lettori residenti della Wu Ming Foundation, con sei racconti pubblicati su Inciquid (la rivista de iQuindici) tra il 2004 e il 2005. Il comitato redazionale di Tabula Rasa, leggermente cambiato dal precedente numero dell’autunno inverno 2004, è composto ora da Tommaso De Lorenzis, Mauro Marino, Luciano Pagano, Lorenzo Velle. I racconti presenti tratti da iQuindici (www.iquindici.org) sono quelli di Alberto Riggettini, Ezio Tarantino, Davide L. Malesi, Andrea Iori, Marco Biazzetti, Emanuele Faconti, Lorenzo Valente, Luciano Pagano, Manila Benedetto, Lelio Semeraro. La sezione “Dialoghi e critica”, a cura di Tommaso De Lorenzis e Luciano Pagano, propone testi critici e saggi tra cui quello di Monica Mazzitelli, “a colloquio con Girolamo De Michele” autore del romanzo Scirocco (Einaudi tascabili. Stile libero. Noir), ed altri interventi di Mauro Favale, Francesca Turrisi, Mino Degli Atti, Manfredi Starace, Francesco Dezio, Luciano Pagano, Stefano Donno, Elisabetta Liguori e Rossano Astremo. La sezione conclusiva è poi quelle dedicata alla “Poesia”, a cura di Mauro Marino, con testi di Michelangelo Zizzi, Simone Giorgino, Vanni Schiavoni, Ilaria Seclì, Carla Saracino, Gioia Perrone, Elio Coriano. La grafica del volume anche in questo numero è stata curata da Big Sur con disegni tratti dalla collezione “12 appunti illustrati da Efrem Barrotta” dell’autore omonimo, produzione dell’Art Showcase di Big Sur. Da segnalare per qualità superiori alla media, al cospetto della necessaria livellatura del plot di una rivista di letteratura “undergroud”, tesa alla scoperta di nuove voci poetiche e narrative, più che alla conferma di autori già conosciuti, o almeno così dovrebbe essere, evitando forzature e politicizzazioni inutili; tra i tanti inediti pubblicati in questo numero particolarmente interessanti sono le poesie di Michelangelo Zizzi, con stralci tratti da “La caduta Occidentale”, poemetto, e quelle di Simone Giorgino tratte dall’altrettanto inedita raccolta “Asilo di mendicità”. Inoltre, si segnalano da sole per compiutezza e qualità le riflessioni critiche di Rossano Astremo al riguardo di uno dei maggiori scrittori italiani contemporanei, con un saggio breve dal titolo “Passeggiata paranoica tra le orbite narrative di Tommaso Pincio”. Nella sezione narrativa, che è senza ombra di dubbio il nucleo più compatto e riuscito del volume, molto interessanti i racconti di Davide L.Malesi “Il dilemma di Damocle”, e la prosa di Marco Biazzetti “300.000 sotto casa”, entrambi i racconti già in precedenza editi sono reperibili in rete su Incinquid.

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by angelopetrelli

LA STANCHEZZA DELLA SPECIE

di V.Curci

 

E’ da pochi mesi presente in libreria l’ultima raccolta poetica di Vittorino Curci, “La stanchezza della specie” (collana Aretusa, Lieto Colle editore, 105 p, 13 euro). Curci poeta e musicista jazz originario di Noci(Ba), dove vive (classe ’52), collabora inoltre con la rivista letteraria Nuovi Argomenti(Mondatori), con la Repubblica (di Bari) e con il Corriere del Mezzogiorno. Vincitore nel ’97 del premio Bodini e nel ’99 del premio Montale per la sezione “inediti”, in quest’ultimo lavoro edito Lieto Colle propone testi scritti tra il 2002 e il 2005, con poemetti quali Astemie, Fedora, Tutti fermi e Dopo gli assalti. La poesia di Vittorino Curci oramai evidentemente matura, dimostra in questa raccolta la sua certa “statura” nel panorama della poesia italiana contemporanea. Partendo dalla tradizione facilmente ripresa da molti recensori come fonte di conoscenza esatta, possiamo considerare, azzardando paragoni, Curci alla stregua di Bodini e Scotellaro, al cospetto dei quali il poeta nocese sembra trovarsi a suo aggio, tanto da apparire in alcune sue raffinate ed alte uscite poetiche, (si noti la parte iniziale di “Astemie” in Resistenza alla luce, e quella finale di “Tutti fermi” in Dopo lunghi appostamenti) anche ben oltre ogni aspettativa di paragone. La dimensione lirica di questa poesia, dotata di misura, e di intelligenza nel respiro, alterna con grossa facilità ne “La stanchezza della specie” un tono che oscilla, tra “l’epico”(in senso lato), dove l’epico è dell’oscuro, nel rapporto tra le cose, l’epico dell’io che si pone all’interno della “definizione poetica di mondo”, e una tensione lirica “fredda” molto vicina alla cifra stilistica della poesia civile, dove la retorica del visione viene meno per lasciare posto ad una contemplazione lucida del quotidiano. Tra slanci di vitalismo e malinconie sempre ben controllate, Curci propone la prosa poetica di un vissuto che viene percorso con una particolare attenzione verso la realizzazione del connubio (per quanto ovvio da ricordare) tra il motivo fattuale e il motivo psicologico. Ovviamente la realtà nel suo divenire in poesia, come oggetto estetico, è un unità originariamente affermata, che se in grado di emozionare, e comunicare, deve essere anche oggetto costituito ed appreso da una coscienza immaginativa che lo pone come irreale, oneiroide, distante, spesso solo difficile da comprendere: in questo senso si colloca la constatazione che in questa poesia le significazioni siano spesso oscure, meglio dire “non sempre usuali” dove la significazione non appare diretta e omologante; ma questo non ha nulla a che vedere con l’accostamento, proposto in sede di commento da altri recensori, di Curci con Montale. La maturità di questa poesia è nell’origine stessa del percorso poetico dell’autore, nel suo background, teso tra un possibile impegno e la densità di una tradizione della lirica italiana (e pugliese) mai del tutto realizzata nella singolarità di una voce poetica, che per quanto matura e di qualità accertata, questa, avrà ancora modo di riflettere sulle proprie ragioni di emissione e di identità. La raccolta “La stanchezza della specie” è a mio modesto avviso una delle migliori pubblicazioni di poesia degli ultimi anni; è così facile comprenderne la rilevanza nel panorama della letteratura pugliese. Questo è uno dei testi più interessanti presenti nella raccolta: “Resistenza alla luce”pag.17 - Entrare come fantasmi in un letto, sfiorare l’idea di una schiarita, l’odore selvatico della grande ostile, la luna seminata nel bosco, la concisione di un botto che chiude la scena… / Per non rendere questa storia ancor più tragica avevo pensato a un titolo che non toccasse il fondo. Ma ci vuole altro per stanare il testo. Per esempio: la tua camicetta rossa.

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by angelopetrelli

tratto da E X I T revue de poésie

 

Radiosonnet

 

mon livre c’est toi, mon vieil amour:

je t’ai lu tes vertèbres, la peau

de tes poignets : j’ai aussi traduit le vacarme

de tes baîllements : à l’intérieur de tes aisselles

 

j’ai gravé mon mini-journal: la chaleur

de ton nombril est l’un de tes glossaires: dans les

xylographies de tes rides se trouve le cœur

de tes trop nombreux alphabets: aux mamelles

 

de tes brefs chapitres j’ai confié,

ma bible, mes dédicaces pathétiques:

ce sonnet seul, je l’ai copié

 

de ta gorge, maintenant: et j’ai déchiffré

ton vagin, tes artères hermétiques,

tes index, et ton fiel, et ton souffle:

traduit par Francis Catalano

Radiosonetto

 

Il mio libro sei tu, mio vecchio amore:

ti ho letto le tue vertebre, la pelle

dei tuoi polsi: ho tradotto anche il fragore

dei tuoi sbadigli: dentro le tue ascelle

 

ho inciso il mio minidiario: il calore

del tuo ombellico è un tuo glossario: nelle

xilografie delle tue righe è il cuore

dei tuoi troppi alfabeti: alle mammelle

 

dei tuoi brevi capitoli ho affidato,

mia bibbia, le mie dediche patetiche:

questo solo sonetto, io l’ho copiato

 

dalla tua gola, adesso: e ho decifrato

la tua vagina, le tue arterie ermetiche,

gli indici tuoi, e il tuo fiele, e il tuo fiato:

edoardo sanguineti

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by angelopetrelli

tratto da

24 TAUTOSONETTI(amorfi)

 

1

morale monumento alla mia

montura me questa monovalenza

da mistico monsignore monoico

e monomaniaco me il male

la minaccia a minacciarci

questa mia metastasi di merda(,…)

 

2

oppure ostica ossessione

o origine ad oriente che

ordinaria ombra e l’obolo

nell’ora offensiva ed oscura

l’oblio l’oscillazione l’orlo

dell’orgia ovante ad ovest

nell’occhiata obliqua ed orba

e nell’orgasmo ostinato d’Onan

l’oscenità onesta od omessa?

 

3

ricordati di ritornare rara

rima o rimando resto d’un mio

rigetto mio rinnegando questa

repubblica di repubblichini

di rinculi nel rieletto regno

reggia di regina rottinculo

 

4

trasognato tempo di trasparenze

trasmigrazione di tragedi tesi

in trappola o tranello o tonfo

tragicomico traguardo di tutti a tondo

 

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by angelopetrelli

4 spezzoni di un racconto scritto male, prettamente idiota e non concluso

***

era pesantemente truccata. un rossetto vistoso le marcava labbra mettendone in risalto ad ogni sorriso i denti che per contrasto erano molto più vicini ad un giallo da fumatrice incallita che ad un sano bianco preconfezionato. Michele rimase colpito da questa volgarità così poco fraintendibile. tant’è che non cerco minimamente di essere educato. salutò a stento con un cenno della mano i seduti al tavolo. oltre tutto i due insistettero nel guardasi. gli altri commedianti proseguirono nelle loro discussioni. Michele frugando tra le sedie trovo un posto proprio vicino a lei dividendola dal suo accompagnatore che non batté ciglio.

***

teatralmente A - «appena torniamo a Milano lo lascio, mi ha rotto». e poi sibilando «vieni con me a Milano?» socchiuse la bocca sbattendo gli occhioni neri impastati di rimmel. piegò leggermente il collo avvicinandosi con il viso verso la spalla di lui senza poggiarsi. - «bugiarda» subito replicò Michele all’interno di un piccolo sorriso sfiorandole con le dita il mento. poi riprese se stesso vedendo lei apparentemente meno convinta - « anzi no, forse lo lasci, ci credo, ma sei comunque una bugiarda » all’ultimo si tradì, poi riprese spavaldo. e ancora « perché dovrei crederti?!». e lei con ferma risposta - « che stronzo però! ». A proseguì l'idillio baciandogli il naso.

***

alla fine Michele tornò stanchissimo a Lecce. poco prima delle quattro del mattino. appena arrivato alle soglie della città vide l’oscena ruota raffigurante i dieci comandamenti illuminata dai fari azzurrognoli e lì posta come punizione dall’amministrazione di centro-destra. non desiderare la donna d’altri - alzati per un attimo gli occhi e lasciando perdere il maledetto stereo notò l’impietoso monumento in tutto il suo ammonirlo. ma di chi poi?!

***

e che cazzo! - gli parve di sentire in lontananza distintamente.

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L’OLIO DELLA CONVERSIONE

E’ di recentissima pubblicazione il romanzo dell’oleologo Luigi Caricato “L’olio della conversione” (Besa Editrice, Nardò,collana "Lune Nuove" 118, pp. 204, euro 14,00). “L’olio della conversione” narra le vicende del mistico Giuseppe da Copertino. La vita del santo viene raccontata e ricostruita dall’autore con intelligenza e coraggio, presa coscienza delle chiare intenzioni stilistico espressive, Caricato attraverso una scrittura pulita ed efficace riesce da proporre al lettore, in più di cinquanta piccoli episodi una fitta ragnatela di emozioni, prove e segni, che caratterizzano il cammino umano e spirituale di Giuseppe Desa; in questo romanzo è stato realizzato un vero e proprio calco dei lineamenti più toccanti e coinvolgenti del santo. Giuseppe scopre la sua dimensione e la sua vocazione dopo un’inspiegabile quanto fortunosa guarigione da una dolorosa e umiliante forma tumorale che lo invalida già dalla primissima età di otto anni, sino alla raggiunta guarigione preadolescenziale; tutto ciò grazie alle miracolose proprietà curative dell’olivo delle lampada votiva del lucernario della Madonna delle Grazie, cosicché Giuseppe ritrova la vita e la speranza. Caricato ricrea nel testo, volutamente denso e frammentario, con la sua costruzione per “stanze” un’atmosfera fieramente lirica, dove la figura del santo, non è tanto raccontata in un’angiografia, ma in un’avventura dell’animo, quasi “idilliaca”; dove l’uomo al cospetto del suo sentire, del suo dolore, emozione di una luce intermittente, gradevole e in grado di provocare nell’immaginario del lettore tensione, commozione, ma mai pietà, nello scambio tra narrazione, psicologia degli avvenimenti e immaginario dello spirituale umano. La simbologia che ne emerge, ovviamente cristiana, che presenta nel testo tutte le sue possibilità espressive, è per questa sua certa derivazione, particolarmente funzionale e riuscita; è una dimensione logico semantica che si intreccia con un’altra costante della cultura occidentale e della sua stessa genesi, la “metafora eliotropica” che, perdonatemi la ripetizione, banalmente “illumina il testo con una luce che rivela”. La dimensione del sole come verità, concezione propriamente platonica, si presenta ne “L’olio della conversione” come orgogliosa fonte, fenomenologia del sentire, raggio luminoso in grado di definire il vissuto del santo nelle sue contraddizioni emotive, sentimento sempre teso verso la sofferenza, l’umiliazione nell’animo e il perdono; le immagini così non sono mai statiche, ma quasi “irreali”, la luce in queste ha un carattere espressionistico, visionario, estatico, sensoriale dell’interiorità. Questa scelta di Caricato, per altro riuscitissima, è una perfetta realizzazione comunicativa del martirio del Cristo, o dell’emulo santo, emblema dell’amore cristiano nel suo percorso verso la salvezza dal “materiale”. La storia, si articola sulle contraddizioni di un seicento spietato e difficile, nella sua continua caccia alle streghe, un quadro della povertà umana e dei tempi, dove la classica inquisizione degli Uffizi nei confronti del santo occupa un ruolo centrale, strutturale, come la malattia e la morte scampata di Giuseppe sono un risveglio dalle tenebre, e l’ignoranza dell’uomo di fronte alla rivelazione, all’epifania, sono il parallelo meramente pratico, “strutturale”, e poi concettuale, tra l’infanzia del protagonista e la sua maturità fisica e spirituale nello svolgimento temporale della narrazione. Se Giuseppe Desa può lievitare quanto il suo corpo si fa leggero e mostrare al mondo la sua infinita fede, alla gente non resterà che crede o ignorare; il cedimento del corpo, l’estasi e il dolore, la lotta contro il demonio e contro l’uomo, sono tutti i segni (intendo i tagli, da “signum”) le incisioni del martirio di matrice cristiana, che si consegue e realizza nella liberatoria morte della carne. “L’olio della conversione” di Luigi Caricato è un romanzo di cui consiglio la lettura: come ogni opera letteraria riuscita, affascinate, consapevole di sé, riesce nell’arduo compito di comunicare al lettore quanto ci sia di più umano di un’artista nel suo lavoro; sotto quest’aspetto, e non solo, credo che oleologo Caricato sia un vero maestro.

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by angelopetrelli

EDITORIALE DEI BUONI SENTIMENTI 05

A sei mesi di distanza dall’ultima uscita L’alter ego, e dopo tutte le critiche ricevute, di cui specifico la natura, critiche “di sottobanco” per il numero di Maggio (ma ammazziamo la sineddoche, da me Angelo Petrelli ricevute, e non la metonimia come potrebbe sembrare) intromissioni da parte di taluni addetti ai lavori, sedicenti tali, personaggi che più che mai sono prova vivente di quanto sia difficile esprimere un opinione libera e fuori dal coro dei luoghi comuni, dei cliché, delle finte umiltà da convenzione, rivoluzionari precocemente attempati e già oltre tempo massimo per agire, proprio loro che “agitano le mani senza menarle”, che si fanno forza nel mucchio, queste anonime menti da branco. In tutto questo L’alter ego, per restare a “galla”, per così dire, come ogni buon “pesce della comunione”, misticamente riappare sul “proscenio salentino”, ben accontentandosi e cosciente delle proprie qualità di rivista dalla modesta tiratura, diffusione e dalle altrettanto “disagevoli” prospettive. In questo numero, il sesto(05), la nostra proposta di lettura sarà funzionale al meglio e al peggio delle letteratura locale 2005, con una serie di recensioni di libri, dai conosciuti al pubblico, ai totalmente ignorati da lettori, critici vari e organi di stampa; come nel uscita di Maggio nella quale abbiamo evitato di affrontare la questione “resistenza”, ed espresso un perentorio “chi se ne frega” nei confronti della commemorazione; in questa nuova ideale proposta di riflessione non ci occuperemo del trentennale della morte di PPP, poiché per dare seguito ad un’azione coerente di controcultura non possiamo esimerci dal proseguire a testa bassa, ed orgogliosi della nostra “stravagante” condotta; ben consci di cosa può essere interessante per un lettore, cioè la banalità delle discussioni riguardanti ciò che è subdolamente “di un mito”, (ahimè a questo è stato ridotto il povero, ed è un grosso dispiacere) noi per onestà preferiamo glissare ed evitare speculazioni e riflessioni di massa, convenzioni e finta ricerca della verità, convinti più che mai che chi ora osanna la figura del santo, ”l’adepto”, ed ovviamente ci sono delle eccezioni preciso, a suo tempo avrebbe condannato, guardato con sospetto, giudicato, aborrito, frainteso. L’alter ego non farà né l’uno né l’altro, quasi a sperare che qualche uomo di buona volontà possa convenire con la nostra singolare visione della storia, e del coevo prodotto letterario preso in esame, quanto meno che questi possa leggerla la nostra “versione dei fatti”; noi scegliamo di proseguire nel nostro pseudo–impegno (scrivo pseudo e lo sottolineo). Con una redazione allargata che abbraccia oltre ai soliti rari nantes, da ora in poi un plusvalore aggiuntivo (perdonatemi la gaffe “plusvalore”) Paolo Antonucci e Vito Lubelli, che i più ricorderanno per il defunto Ariosto219, fondatori insieme ad Rossano Astremo della prima vera (storicamente recente e motivata) fan-zine undergroud leccese (ovviamente questo lessico non mi appartiene, quindi cito, stra-cito, mi adatto); Antonucci e Lubelli due “giovini” autori che ringrazio pubblicamente per la coerenza e la tenuta “di dignità” che li ha contraddistinti in questi anni di difficile militanza letteraria e spesso di “coraggioso silenzio”. Insomma, illustrata la novità, concludo con l’augurare ai “tutti pochi” affezionati un buon ascolto, e in anticipo di qualche settimana dal dovuto un anno nuovo più proficuo e salutare del precedente, o quanto meno “di resistere”, che se proprio si deve, spero, non nell’accezione che “il sistema mediocritas ci impone”.

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