De.licio.us Dada

La possibilità di un'isola di M.Houellebecq

10/01/2006 15:45

by angelopetrelli

Testo estratto da La possibilità di un’isola

romanzo di Michel Houellebecq ( ROMANZO BOMPIANI 2005 )

Chi, fra voi, merita la vita eterna?[…] L'unica cosa che faticavo a spiegarmi era la sorta di imbarazzo che provava Esther quando le telefonava la sorella e io mi trovavo con lei in una camera d'albergo. Pensandoci, mi resi conto che se avevo incontrato alcuni suoi amici (omosessuali essenzialmente), non avevo mai incontrato sua sorella, con cui in fondo viveva. Dopo un attimo di esitazione, mi confessò di non averle mai parlato della nostra relazione; ogni volta che ci si vedeva, sosteneva di essere con un'amica o con un altro ragazzo. Le chiesi perché: non aveva mai realmente riflettuto sulla faccenda; sentiva che la sorella sarebbe rimasta scioccata, ma non aveva cercato di approfondire. Non era certamente il contenuto delle mie produzioni, show o film, che poteva disturbarla. Alla morte di Franco era un'adolescente, aveva partecipato attivamente alla movida che era seguita, e condotto una vita piuttosto sfrenata. Tutte le droghe avevano diritto di cittadinanza da lei, dalla cocaina all'LSD, passando per i funghi allucinogeni, la marijuana e l'ecstasy. Quando Esther aveva cinque anni, sua sorella viveva con due uomini, anche loro bisessuali; tutt'e tre scopavano nello stesso letto, e andavano a darle la buonanotte insieme, prima che si addormentasse. In seguito, aveva vissuto con una donna, senza smettere di ricevere numerosi amanti, aveva organizzato a più riprese serate piuttosto calde nell'appartamento. Esther passava a salutare tutti prima di ritirarsi in camera sua a leggere gli album di Tintin. C'erano comunque alcuni limiti, e sua sorella una volta aveva buttato fuori senza tanti riguardi un invitato

che aveva osato accarezzare con troppa insistenza la ragazzina, minacciando addirittura di chiamare la polizia. "Fra adulti liberi e consenzienti ", era questo il limite, e l'età adulta cominciava con la pubertà, tutto ciò era perfettamente chiaro, vedevo benissimo di che genere di donna si trattava, e in materia artistica era certo fautrice di una libertà di espressione totale. Come giornalista di sinistra, doveva rispettare la grana, il dinero, insomma non vedevo che cosa potesse rimproverarmi. Doveva esserci altro, di più segreto, di meno confessabile, e per vederci chiaro finii col porre direttamente la domanda a Esther.

Mi rispose dopo qualche minuto di riflessione, in tono pensieroso: "Penso che ti troverebbe troppo vecchio..." Sì, era questo, ne fui convinto non appena lo disse, e la rivelazione non mi causò alcuna sorpresa, fu come l'eco di un colpo sordo, atteso. La differenza di età era l'ultimo tabù, l'ultimo limite, tanto più forte dato che restava l'ultimo e aveva rimpiazzato tutti gli altri. Nel mondo moderno si poteva essere scambisti, bisex, trans, zoofili, SM, ma era vietato essere vecchi. "Troverebbe malsano, anormale che io non stia con un ragazzo della mia età..." prosegui con rassegnazione. Ebbene si, ero un uomo senescente, avevo quella disgrazia, per riprendere il termine usato da Coetzee (mi sembrava perfetto, non ne vedevo alcun altro), e quella libertà di costumi cosi incantevole, così fresca e così seducente negli adolescenti non poteva divenire in me che l'insistenza ripugnante di un vecchio porco che rifiuta di passare la mano. Ciò che avrebbe pensato sua sorella, quasi tutti lo avrebbero pensato al posto suo, non c'era alcuna via d'uscita ‑ a meno di essere un commerciante cinese.

Quella volta avevo deciso di restare a Madrid tutta la settimana, e due giorni dopo ebbi una piccola disputa con Esther a proposito di Ken Park, l'ultimo film di Larry Clark, che lei aveva voluto andare a vedere. Avevo detestato Kids, detestai ancor di più Ken Park, trovai particolarmente insopportabile la scena in cui quella sporca carogna picchia i nonni, quel regista mi disgustava al massimo grado, e fu probabilmente quel disgusto sincero a impedirmi di stare zitto, quando sospettavo che a Esther piacesse per abitudine, per conformismo, perché di solito era cool approvare la rappresentazione della violenza nelle arti, che le piacesse insomma senza vero discernimento, come le piaceva per esempio Michael Haneke, senza nemmeno rendersi conto che il senso dei film di Michael Haneke, doloroso e morale, era agli antipodi di quello di Larry Clark. Sapevo che avrei fatto meglio a tacere, che l'abbandono del mio abituale personaggio comico poteva attirarmi soltanto delle noie, ma non ce la facevo, il demone della perversità era più forte. Ci trovavamo in un bar strano, molto kitsch, con specchi e dorature, pieno di omosessuali scatenati che si inculavano senza ritegno in backrooms adiacenti, ma aperto a tutti; gruppi di ragazzi e ragazze bevevano tranquillamente CocaCola ai tavoli vicini. Mandando giù d'un fiato la mia tequila gelata, le spiegai che avevo costruito l'insieme della mia carriera e della mia ricchezza sullo sfruttamento commerciale dei cattivi istinti, sull'attrazione assurda dell'Occidente per il cinismo e per il male, e che nessuno meglio di me era in grado di affermare che fra tutti i commercianti del male Larry Clark era uno dei più comuni, uno dei più volgari, semplicemente perché si schierava senza ritegno a favore dei giovani contro i vecchi, perché tutti i suoi film erano un incitamento ai figli a comportarsi nei confronti dei genitori senza la minima umanità, senza la minima pietà, e perché ciò non aveva nulla di nuovo né di originale, era la stessa cosa in tutti i settori culturali da una cinquantina d'anni, e tale tendenza pseudoculturale celava in realtà soltanto il desiderio di un ritorno allo stato primitivo in cui i giovani si sbarazzavano dei vecchi senza riguardi, senza reazioni affettive, semplicemente perché costoro erano troppo deboli per difendersi, essa non era dunque che un riflusso brutale, tipico della modernità, verso uno stadio anteriore a ogni civiltà, poiché ogni civiltà poteva giudicarsi in base alla sorte che riservava ai più deboli, a coloro che non erano più né produttivi né desiderabili, insomma Larry Clark e il suo abietto complice Harmony Korine non erano che due degli esemplari più penosi ‑ e artisticamente più miserabili ‑ di quella feccia nietzschiana che proliferava nel campo culturale da troppo tempo, e non potevano in alcun modo essere messi sullo stesso piano di persone come Michael Haneke, o come me per esempio che avevo sempre fatto in modo di introdurre una certa forma di dubbio, d'incertezza, di malessere nei miei spettacoli globalmente ripugnanti ‑ com'ero il primo a riconoscere. Esther mi ascoltava con aria sconsolata. ma con molta attenzione, non aveva ancora toccato la sua Fanta.

Il vantaggio di tenere un discorso morale è che questo tipo di discorso è stato sottoposto a una censura così forte, così a lungo, che provoca un effetto d'incongruità, e attira subito l'attenzione dell'interlocutore; l'inconveniente è che questi non riesce mai a prendervi completamente sul serio. L'espressione seria e attenta di Esther mi sconcertò un attimo, ma ordinai un altro bicchiere di tequila e continuai, prendendo coscienza che mi eccitavo artificialmente, che la mia stessa sincerità aveva qualcosa di falso: oltre al fatto patente che Larry Clark era solo un piccolo mestierante senza levatura e che citarlo nella stessa frase con Nietzsche aveva già di per sé qualcosa di ridicolo, sentivo in fondo che me ne fregavo abbastanza di quegli argomenti come della fame nel mondo, dei diritti dell'uomo o di qualsiasi cazzata del genere. Continuai però, con crescente acrimonia, trascinato dalla strana commistione di cattiveria e di masochismo che speravo forse mi portasse alla rovina dopo avermi fruttato notorietà e ricchezza. Non solo i vecchi non avevano più il diritto di scopare ‑ ripresi con ferocia ‑, ma non avevano più il diritto di rivoltarsi contro un mondo che pure li schiacciava senza ritegno, ne faceva la preda indifesa della violenza dei delinquenti giovanili prima di parcheggiarli in istituti ignobili in cui venivano umiliati e maltrattati da infermieri deficienti, e malgrado tutto ciò la rivolta era loro vietata, anche la rivolta ‑ come la sessualità, come il piacere, come l'amore sembrava riservata ai giovani, sembrava non avere alcuna giustificazione possibile al di fuori di loro, ogni causa incapace di suscitare l'interesse dei giovani era screditata in anticipo, i vecchi venivano trattati in tutto e per tutto come meri rifiuti cui non si concedeva altro che una miserabile sopravvivenza, condizionale e sempre più strettamente limitata.[…]

 

DANIEL1,15

MICHEL HOUELLEBECQ

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