I trofei della città di Guisnes di A.Verri
20/01/2006 11:52
Tratto da
“I trofei della città di Guisnes”
di Antonio Verri
edizione a cura di Mario Desiati e Mauro F.Minervino
(Abramo, Le onde, giugno 2oo5, 15 euro)
Capitolo 22
Il guardone fissava il testo, quanto mai stupefatto, meravigliato; era lì davanti l'intero uovo, gli accadeva addirittura di notarne le contrazioni, e poi, ma a questo non trovava ragione, gli accadeva persino di vedere se stesso nell'uovo, e rane che a volte Il recinto non riusciva a contenere.
Allora. L'uovo intero era là, nel rosso, ed era nato da un immensa nube. Lui era nell'uovo, lo vedeva perfettamente, mentre cercava di radunare le rane. le rane poi ... Erano nate da una contrazione dell'uovo, da scuotimento, e adesso più che guizzare ... ma sempre più piano, e certo non impazzavano ...
Vedeva l'intero uovo, vedeva se stesso nell'uovo, poi l'uovo che per scuotimento e contrazione provocava le rane. Insomma, dal grande botto ad oggi, nient'altro che questo: le rane in marcia, in fila, dio santo, seguendo il passo.
Ne è passato di tempo. Sono ridicole, tanto tempo è ormai passato, sono solo giovani parole. Il narratore che si ostina, dice: le mie ballerine, si, le mie stupide birbe. Si organizzano, s'intendono, si dividono, complottano, cercano famiglia, gridano, fischiano a chi di loro non regge ... Sanno calpestare così bene il terreno, si schierano, sono pronte per marciare verso il declaro, verso lo stupito scrivitore. Non c'è fra loro chi non ami la fila, chi in silenzio non seguiti al passo.
Assecondano, si sostentano, sono sollecitate, pronte a registrare, svolgono, rotolano, è incredibile ... E se si denudassero, se rivelassero inconcludenze, se si rivoltassero contro il libro ... ? Il guardone soffoca nei libri, spesso le rane gli arrivano in gola, facilmente lo superano.
Bla bla bla le rane magari alleate agli ostinati declami supereranno forse lo stesso narratore. Non si sa come ma *i narratore si troverà a ballare sulle loro lingue larghe, non sfuggirà ... Nell'uovo si muovono così bene con quelle loro strane dita, e poi saltare il recinto, figurarsi, gracchiare gracchiare deglutire, sono così stupide, così irritanti ...
Il narratore continua, cesella, fonde, lega, slega, squaterna, è appeso al suo declaro, ma non crede al suo testo. Adesso non più. Non riesce a capire, vorrebbe lasciar lì, non gli riesce di ridicolizzare, si sgomenta, non gli riesce di ridere su questa truppa così idiota ...
Un tempo cercavano forma, le ballerine le chiamavano, oggi incredibilmente già adulte, in lesto evolversi. Domani scoppieranno. Il narratore, che adesso insegue il suo magone, ha sempre amato le grandi iterazioni, gott, i grandi cicli . . .
Antonio Verri 1987




