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by angelopetrelli

Dalla pagina culturale de Il Paese Nuovo di giovedì 6 aprile 2006

Intervista a Mario Desiati, autore di “Vita precaria e amore eterno”

Si intitola “ Vita precaria e amore eterno ” (mondadori, strade blu, 15 euro) l’ultimo romanzo di Mario Desiati, scrittore originario di Martina Franca, redattore della rivista Nuovi Argomenti. Questa è la storia di Martin Bux giovane siciliano che dopo un’infanzia difficile in terra sicula vissuta tra povertà e mafia, ma soprattutto immerso nell’immaginario della guerra fredda (per la presenza degli americani della base Nato di Sigonella nelle vicinanze di Castiglioni dove è ambientata la prima parte del romanzo) si trova proiettato d’un tratto nel mondo del lavoro e della precarietà andando a vivere a Roma. Una serie di vicende che si legano l’una all’altra nella trattazione definiscono la figura di Martin Bux come quella di un anti-eroe pronto a tutto per sopravvivere; protagonista che tra cattiverie, depravazione e superficialità cerca di restare a galla. Tra i tanti temi trattati l’amore sembra essere l’unico punto fermo nel romanzo; l’amore di Martin per la sua compagna Toni (un vero e proprio alter ego positivo di Bux), amore che in qualche modo lo salverà. La figura di Toni rappresenta l’impegno, la correttezza, la tolleranza. Insomma Bux è innamorato di un’idealista. Un romanzo ricco di invettive questo di Desiati; testo in grado di stimolare il dibattito sulle questioni che maggiormente stanno a cuore dell’opinione pubblica negli ultimi tempi. Abbiamo intervistato l’autore trovando nelle sue parole interessanti spunti per riflettere e capire:


E nel finale poi, senza svelarlo ovviamente, accade qualcosa di inaspettato che cambia le carte in tavola dando un nuovo senso a tutto il romanzo. Quali sentimenti spera di provocare nel lettore in questo modo? Quali sensazioni potrebbe provare Mario Desiati leggendo “Vita precaria e amore eterno” se non ne fosse lui l’autore?

Sinceramente non penso al lettore, e a provocarlo farei un altro genere di libri e sarei profondamente disonesto nei suoi confronti. Cerco di essere sempre sincero innanzitutto con me stesso, non avendo paura di apparire un depravato, un pazzo oppure un miserabile. Non posso esprimere giudizi su un libro nel quale ho impegnato energie mentali e fisiche per questi ultimi tre anni, non posso essere distaccato nel giudicarlo.

La narrazione si snoda attraversando luoghi e latitudine del degrado, partendo dall’infanzia del protagonista in terra sicula per raccontare poi Martin Bux da adulto una volta a Roma. Crede ci siano attinenze tra la Puglia attuale e la Sicilia tra americani, mafia e povertà che lei ha ricostruito?

Castiglioni è Martina Franca. Ma per un libro sulla mia terra non sono ancora pronto, quindi ho reinventato un pezzo di sud con tutti i pregi e i difetti della Puglia. Ho usato la Sicilia, ma potevo usare anche la Calabria, la Basilicata ecc. La scelta è stata per Sigonella vista la presenza Nato che è molto forte anche nel mio territorio.

Le due tematiche che si contrappongono in questo romanzo sono il precariato lavorativo e l’intensa storia d’amore tra Martin e Toni. Se è lecito chiedere: ha preso spunto da episodi realmente accaduti? E nel caso, in che modo Martin Bux e Mario Desiati si assomigliano?

In ogni romanzo c’è sempre qualcosa di altamente personale. È ovvio che certe sfaccettature della personalità di Martin e Mario si lambiscano. Questo non mi fa onore visto la negatività di Martin. Non posso negare di essere un uomo di piccole cattiverie e vendette che si aggrappa con tutte le forze alla forza del desiderio per sopravvivere.


Una domanda a bruciapelo: lei come giovane scrittore si sente un precario? E cosa significa in Italia essere uno scrittore?

Scrittore mi sembra ancora una parola grossa, in Italia sono tutti scrittori, è l’aureola più facile da mettersi in testa appresso a quella del poeta. Ho scritto due romanzi, ma le confesso che non basta a farmi sentire uno scrittore, per quello ci vuole una vita.
Quanto al “giovane” penso che non lo sarò più tra qualche anno (anche se in Italia i quarantenni passano ancora per giovani scrittori) e quindi non ho particolari riflessioni in questo senso.

La condizione del precariato incombe, prima che in letteratura, nelle discussioni politiche e non di ogni genere e grado. Se dovesse definire il precariato vertendo sugli episodi presenti nel romanzo, secondo lei che speranza c’è che le cose cambino nel nostro paese? Ci può salvare solo l’amore e l’inganno dal baratro della realtà?

Non so se cambierà qualcosa, i governi passano, ma dominano sempre gli stessi e la nostra generazione sarà più povera della precedente. Non è importante, il problema è che accanto a una povertà di ricchezze c’è in atto l’impoverimento dei valori. L’amore non so se salva tutti, certo il desiderio (e intendo un campo maggiore che riguarda anche altre fonti affettive) è la vera droga dei poveri.

La crudezza e l’apparente intolleranza dell’anti-eroe Martin Bux ricordano molto il fare di certi personaggi alla Houellebecq. Ma a parte questo, quali sono gli autori di narrativa italiana e straniera che lei legge più volentieri? C’è qualche pugliese tra questi?

Le parlo solo di pugliesi per comodità e per giunta morti altrimenti l’elenco riempie un libro. Gli autori pugliesi che amo hanno una visione e una passione nella scrittura, nelle immagini, che trovo sconcertante per la loro forza e intensità: oltre Carmelo Bene ci sono Vittorio Bodini, Vittorio Pagano, Girolamo Comi, Antonio Verri, Salvatore Toma e Claudia Ruggeri a cui ho lavorato in questi anni per ricostruire il suo libro. Se dovesse uscire questo suo libro mi auguro che se ne accorgano parecchi, soprattutto a Lecce.

Crede si scommetta abbastanza sui giovani autori pugliesi? Oppure è possibile che non ci sia attualmente una leva di scrittori sufficientemente valida? O è possibile che tali libri e relativi autori ci siano ma passino in sordina?

La Puglia è una splendida fucina in questi anni, qui le parlo da redattore di rivista e le dico che tante cose belle vengono dalla Puglia. A Lecce sta nascendo qualcosa di importante e sono davvero curioso di vedere come andrà a finire. Ci vorrebbe una grande rivista che unisse tutte le forze che animano i fanzine, i fogli autoprodotti, i blog e le case editrici salentine. Un gruppo di intellettuali che facesse partire un grande progetto sulle basi del fervore che c’è in questi anni.

La prova di maturità e qualità da lei offerta in questo romanzo mi ha colpito ed incuriosito, peraltro a pochi anni di distanza dal suo esordio con “Neppure quando è notte”. Ha già qualche idea per il prossimo romanzo?

Non so, forse adesso è arrivato il momento per un libro di poesie.



                                                                                                                                                         ANGELO PETRELLI

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